Anni e cent’anni Cap.II (Il merlo)

Quel caldo pomeriggio di Agosto si spandeva pigramente per tutto il cortile e la sua luce brillante giocava con le foglie della vecchia magnolia. In quell’oasi di ombra, i vecchi gatti del quartiere si davano appuntamento, per dividere i loro sonni, sempre vigili al minimo stormire di foglia o al guizzare di qualche malcapitata lucertola.

Le voci delle donne si confondevano di finestra in finestra e i lamenti capricciosi dei bambini gli facevano eco.

Al quarto piano di uno dei quattro palazzetti d’epoca che affacciavano su quell’angolo antico, al di fuori del tempo, una ragazza piangeva sommessamente, consapevole che ogni suo singhiozzo sarebbe rimbombato nel cortile ,facendo svolazzare la propria disperazione dentro tutte le finestre vicine.

Il lamento, cantilenante quella disperata sofferenza, attrasse l’attenzione di un giovane merlo, che dalla sua dimora, sita in alto , sulla magnolia , si andò a posare sul davanzale della finestra della giovane.

Il merlo , seppure molto cautamente,  sporse la testa all’interno e quasi riuscì a percepire le vibrazioni del petto di lei, scosso da quei singulti che solo esso era riuscito a percepire.

I suoi piccoli occhi videro quella giovane donna con i capelli biondi e i lineamenti ancora di bimba,che giaceva sul letto come se le forze l’avessero abbandonata, il braccio sinistro ripiegato sulla fronte, a coprire gli occhi e il mondo intero, il braccio destro sporgente dal letto, come in attesa che una mano amorosa le alleviasse quel suo stato miserevole.

Ma non c’era mano tesa al suo dolore , ma solo un becco giallo e un manto di piume nerissime con due occhi interessati a quell’immagine.

E il merlo allora parlò.

– Non piangere ti prego-

La voce, bassa e leggermente gracchiante,non era sgradevole.

La ragazza, come se fosse stata investita da una onda , si drizzò di scatto sul letto , si stropicciò gli occhi e subito roteò lo sguardo per la stanza per individuare l’intruso che aveva squarciato quel suo momento di profonda intimità.

Le gote, arrossate dall’emozione, erano lisce come le foglie della magnolia , il collo affusolato era irrigidito dalla tensione per quella improvvisa  presenza estranea, il busto, che qualche istante prima appariva floscio per il peso della sua disperazione , ora era eretto e sprigionava una nuova e ritrovata energia.

Quando vide il merlo si rilassò e, istintivamente, le sue spalle si incurvarono leggermente, un sorriso le si disegnò sulle labbra e negli occhi.

-Carissimo merlo, sei proprio tu che hai parlato?-

-Ti ho sentito piangere e allora ho deciso di parlarti, mi dispiace che tu soffra , sei tanto bella e giovane che il tuo pianto intristisce il mondo intero. Ti prego, dunque , smetti di piangere e anche io smetterò di essere triste-

-Carissimo amico sono triste perché sono tanto sola. La mia mamma è morta e mio padre non c’è mai..

 Eravamo felici noi tre insieme e ora è tutto finito. Mio padre torna a casa solo per dormire,forse per non patire il ricordo di quei giorni sereni e io sono condannata a questa forzata solitudine.

-Ora ci sono io, qui con te, non sei più sola!- disse il merlo gonfiando le sue piume

La fanciulla tacque non sapendo cosa rispondere, ma il suo sguardo fu un chiaro messaggio per quel magnifico merlo.

-Qual è il tuo nome?-

-Laura-

-Lo capisco Laura che tu  non possa immaginare come  un merlo riesca a lenire la tua solitudine, ma se hai fiducia cercherò di aiutarti in qualche modo. Per esempio se hai voglia di parlare , potrai parlare con me e così sarai meno sola e, se hai voglia di essere consolata , ti saprò coccolare; posso inventare storie da raccontarti o posso volteggiare sul tuo soffitto danzando al suono del tuo canto, posso essere il tuo compagno nelle ore tristi e in quelle liete. Voglio che tu mi consideri il compagno delle tua solitudine. Sono solo anch’io e nessuna merla mi vuole perché dicono che non sono normale.

-Perché ti considerano anormale?- domandò la ragazza

-Perché non mi rassegno ad essere nato merlo,vorrei essere un uomo, con gambe e braccia.  Non mi basta questo piccolo corpo capace solo di volare e nient’altro.

-Dolcissimo merlo, tu non potrai mai diventare un uomo, sei nato merlo, come io sono nata donna. Come i gatti sono nati gatti e come tutti sono nati qualcosa che non è possibile cambiare-

-Ma io per esempio so parlare, gli altri merli non parlano-

-E’ vero, ma ciò non ti rende un uomo. Se tu fossi un uomo, per esempio,mi potrei  innamorare di te , e credimi carissimo amico, avrei tanto bisogno di amore, lo sogno tutte le notti e con te, dolce e premuroso come sei, lo farei all’istante. Ma tu sei un merlo, non potrai mai essere un uomo-

Un ultimo raggio di luce stava dando il saluto alla sua stanza, prima di sparire dietro al palazzo, ma, tra la finestra e il pavimento, incontrò il becco del merlo, facendolo scintillare  abbagliò gli occhi di Laura, la quale, solo in quel momento, si rese conto della bellezza di quel becco così levigato e ricurvo, che l’aveva strappata al suo pianto in uno scambio di parole impossibile, ma che comunque era stato  il primo rapporto con un essere vivente, dopo tanti giorni di solitario mutismo.

La ragazza sentì un fremito, mai provato nello stato di veglia, ma ormai noto, da parecchie notti, nei suoi sonni di adolescente e, con la spontaneità propria della sua età esclamò:

-Carissimo merlo hai un becco bellissimo! Sei capace di tenerlo ben chiuso a lungo… per esempio dieci o quindici minuti?-

Il merlo si stupì di quella domanda , ma il suo animo gentile lo spinse a dichiarare che era capace di tenere il becco ben chiuso per ore e ore.

-Allora ti prego, vieni vicino a me – lo invitò la ragazza con un sussurro

 Il merlo nemmeno le rispose, con un leggero balzo si posò lievemente sul giaciglio umido di pianto e di sudore.

Laura si distese di nuovo sul letto, felice di non essere più sola in quella stanza.

Dopo circa mezz’ora il merlo cominciò a fischiare felice , ma poi s’interruppe al pensiero che avrebbe potuto svegliare la sua nuova compagna dal dolce riposo e allora abbandonò quel giaciglio,ora umido non più del dolore della ragazza , ma  bagnato della sua nuova felicità.

E da quel giorno vissero sempre vicini, il merlo sulla magnolia prospiciente la finestra della fanciulla e quest’ultima nella propria stanza che ormai non considerava più come prigione.

Di tanto in tanto, ancora oggi, i gatti, pigramente stesi all’ombra della vecchia magnolia , si raccontano la storia ormai antica di Laura e del Merlo e sono talmente presi da quel racconto tramandato da anni e divenuto leggenda, che qualche lucertola riesce addirittura a guizzare indenne vicino ai loro baffi.

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